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La mostra

Figura d'artista romantico, fine intellettuale, viaggiatore curioso, Vincenzo Marinelli, insieme con i pittori Giacomo Di Chirico e Michele Tedesco, ricompone la triade delle personalità artistiche più interessanti del secolo XIX cui la Basilicata diede i natali.
Ciascuno a suo modo occupò un posto di rilievo sia nella scuola napoletana di pittura, di cui fecero tutti e tre parte integrante, sia nel panorama artistico italiano ed europeo. Si trasferirono presto a Napoli, capitale del Regno fino all'Unità, inizialmente per poter frequentare il Real Istituto di Belle Arti, dove si distinsero per valore e profitto, ritornandovi in età matura da professori. Tutti e tre entrarono nel circuito delle esposizioni artistiche, prima delle Biennali Borboniche e, dopo il 1861, in quelle della Società Promotrice di Belle Arti. Si distinsero sempre agli occhi della critica, assicurandosi precocemente i favori del pubblico e del collezionismo, aristocratico e borghese.
Di Chirico fece parte della scuderia Goupil di Parigi; Tedesco ebbe un giro di collezionisti durante il periodo trascorso con i Macchiaioli toscani e di committenti nelle varie capitali europee, come Londra e Monaco. Marinelli fu prima presso la corte di Ottone di Baviera, primo re di Grecia, poi presso il khedivè d'Egitto, che lo volle con sé anche in eventi ufficiali. Tre figure di intellettuali politicamente impegnati, di patrioti liberali, di sperimentatori aggiornati sempre alle moderne esperienze artistiche.
Di Michele Tedesco (1834-1917) ricordiamo il suo impegno teorico e pratico al fianco di Diego Martelli, con il gruppo dei Macchiaioli a Firenze, del quale fece concretamente parte, per poi allinearsi alla pittura mitteleuropea, tedesca e inglese, mai dimentica del realismo acquisito in ambiente partenopeo, aprendosi, sempre più, tanto al simbolismo, quanto all'aspetto sociale del vero. Di Chirico (1844-1883), scomparso precocemente, muovendosi all'interno degli orientamenti veristici di Morelli e Palizzi, si lasciò sedurre dalla scintillante maniera dello spagnolo Mariano Fortuny, giungendo ad elaborare una personale cifra con la quale ritrasse tanto la società borghese, quanto il mondo contadino memore della sua terra, e acquistando una gran fetta del mercato parigino ed europeo. Vincenzo Marinelli (1819-1892), più anziano degli altri due, riuscì a portare a Napoli i colori di un mondo mai visto, quello orientale, sognato e discusso in sede artistica e letteraria, insieme con una personale e moderna sperimentazione pittorica.
Un lungimirante progetto, promosso dal Centro Annali Nino Calice, ha previsto dal 2007 a oggi, la rivalutazione del patrimonio culturale figurativo lucano, con l'organizzazione di tre eventi espositivi: nel 2008, fu presentato Di Chirico, nel 2012, Tedesco e oggi Marinelli. Già nel 2008, assieme a Di Chirico fu allestito uno spazio dedicato agli artisti legati al pittore lucano durante il periodo trascorso presso lo studio di Maiori; nel 2012, insieme con Michele Tedesco, fu recuperata l'inedita figura di sua moglie, la tedesca Julia Hoffmann, pittrice di rilievo europeo. In quella stessa occasione fu presentata, inoltre, una sezione dedicata ai pittori meridionali del Risorgimento italiano, così poco presenti nelle altre esposizioni organizzate per le celebrazioni dei centocinquant'anni dell'Unità.
Ora, al fianco di Marinelli, si presenta un'antologica di personalità che completano il percorso avviato nel 2008: Antonio e Vincenzo Busciolano, Giuseppe Mona, Vincenzo La Creta, Andrea Petroni, Angelo Brando, Piero Tozzi, Pasquale Virgilio, Cesare Colasuonno, Giuseppe Viggiani. Fra gli artisti proposti, è presente per la prima volta Rosalinda Marinelli, figlia di Vincenzo, una delle prime donne a frequentare l'Accademia di Belle Arti in Italia.

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